Cos'è il gaslighting? Una tecnica di manipolazione psicologica messa in atto da persone che vogliono aumentare il proprio potere agendo su vittime più deboli, mettendone in discussione il valore e la realtà.

Il significato di gaslighting rimanda al film del 1944, di George Cukor, Gaslight, nel quale un marito, il perfidissimo Charles Boyer, altera fatti realmente accaduti con bugie plateali, affinché la giovane moglie, interpretata da Ingrid Bergman, cominci a credere di essere pazza e si affidi sempre di più alle sue false cure. 

Il gaslighting è riconosciuto come patologia dagli anni ottanta, quando viene indicato come strumento usato da un coniuge, in alcuni processi di divorzio, per indebolire l'immagine dell'altro. La vittima diventa infatti assolutamente dipendente dal suo carnefice, si trova isolata e dubita di se stessa arrivando a credersi pazza. Nei casi estremi, il manipolatore può anche indurre la vittima al suicidio.

È però importante ricordare, come diremo dopo, che il gaslighting può non riguardare sempre dinamiche di coppia ma anche il rapporto con i genitori o altri ambiti come quello amicale e lavorativo. Ricordiamo anche che questo fenomeno può avere diverse sfumature di gravità (anche se in ogni caso comporta importanti ferite per l'autostima e il benessere della persona). 

Chi è e quali sono le tipologie di gaslighter

Il gaslighter è un manipolatore che gode vedendo la distruzione psicologica della sua vittima, ma ancora di più si esalta del ruolo che assume agli occhi di qualcuno che dovrebbe odiarlo e smascherarlo, e che invece arriva ad avere una vera e propria adorazione per lui, affidandogli con fiducia ogni scelta e decisione.

Il gaslighter è consapevole delle proprie azioni, oppure questa patologia agisce a livello inconscio? La teoria più accreditata è quella che il gaslighter agisca consapevolmente.

Sono anche state anche individuate alcune categorie in cui rientrano quasi tutti i manipolatori: 

  • i sociopatici;
  • i bugiardi abituali;
  • persone con elevate capacità attoriali;
  • i calcolatori molto intuitivi e che sanno come non tradirsi.

I manipolatori non vogliono distruggere fisicamente la vittima, ma solo infrangere le sue barriere psicologiche, trasformandola in una persona dipendente in tutto e per tutto da loro. Sono egocentrici, con manie di grandezza, si sentono i padroni del destino altrui e sanno usare molto bene la tecnica della ripetizione, arrivando a convincere attraverso la conferma continua di fatti non veri.

Le caratteristiche della manipolazione psicologica

Gaslighting, come riconoscerlo? Ci sono alcune frasi ricorrenti che il gaslighter utilizza e che dovrebbero far suonare qualche campanello di allarme. Ci sono, in particolare, poi 3 cose a cui fare attenzione:

  • la quantità di piccole bugie, anche non necessarie;
  • il negare l'evidenza;
  • l'estrema gelosia (nella coppia) .

Soprattutto nelle prime fasi del processo di gaslighting, non bisogna trascurare questi aspetti, perché, se in un secondo tempo si è ormai vittime del raggiro, all'inizio si dovrebbe ancora avere abbastanza lucidità per provare a reagire e a cercare aiuto. Quest'ultima cosa è importantissima: bisogna saper riconoscere la propria debolezza e non pensare di farcela da soli. Se si riesce a coinvolgere uno specialista è ancora meglio, ma, in ogni caso, la prima decisione deve essere quella di allontanarsi dal proprio carnefice.

Fasi tipiche del gaslighting e come si sviluppa la manipolazione

Le fasi del gaslighting sono abbastanza codificate. Si tratta di un percorso in 3 tappe che il carnefice fa attraversare alla sua vittima:

  • fase di confusione causata dalle piccole bugie e da un atteggiamento destabilizzante, che alterna momenti idilliaci a improvvisi silenzi, rimproveri e commenti sminuenti, il tutto presentato come un doloroso, ma teraupetico, dovere per aiutarla a migliorare;
  • fase di difesa, in cui la vittima si rende conto che qualcosa non va nel rapporto con il suo gaslighter e cercherà di ribellarsi e magari allontanarsi, spesso senza riuscirci a causa di una dipendenza già troppo intensa;
  • fase della depressione, la resa completa della vittima, che non è più in grado di distinguere la verità dalla finzione che le viene propinata e ripetuta in continuazione. Il gaslighter ha ormai pieno controllo, può giocare con la vittima, alternando crudeltà e falsa misericordia, diventandone il fulcro degli stati d'animo.


Le tecniche di gaslighting con esempi

Le tecniche utilizzate dai manipolatori sono diverse, usate insieme o in escalation.

La prima, quella base, è la bugia. Piccole e grandi bugie, utili, inutili, palesi o meno. Anche di fronte alle prove dei loro inganni, i gaslighter sono capaci di negare. Serve una grande abilità e una maschera indistruttibile, ma, se il tarlo del dubbio sulla propria stabilità mentale è già penetrato, la vittima difficilmente cercherà aiuto per paura di autodenunciarsi come persona malata.

Il manipolatore, poi, attacca la vittima negli affetti più cari. La fa sentire una persona deludente e inadeguata, su cui gli altri non possono contare.

Un'altra tecnica classica è l'alternanza tra rinforzi positivi e rimproveri. Dopo un attacco negativo, il gaslighter farà dei complimenti, a premiare lo sforzo della vittima verso il comportamento corretto, generando in essa una confusione e una dipendenza sempre maggiore. La destabilizzazione ancora una volta raggiunge il risultato di distruggere l'amor proprio della vittima. 

L'ultima delle tecniche principali riguarda il rapporto con le altre persone, estranee ma inconsapevolmente fondamentali per i fini del manipolatore. I gaslighter agiranno anche direttamente sulle persone che circondano la vittima, cercando di portarle dalla propria parte attraverso nuove bugie e voci false, assumendo il ruolo di martiri e suscitando ammirazione e compatimento.

La vittima diventerà quindi una delusione per gli altri, gli altri la considereranno instabile e inaffidabile, se non pazza, faranno finta di credere alla vittima, ma sono convinti che ormai non ragioni più.

I contesti in cui può avvenire il gaslighting: famiglia, coppia e lavoro

Si tende a pensare al gaslighting solo in contesti di coppia unita da un legame sentimentale. Sebbene questa tenda ad essere la modalità più diffusa, non è l'unica.

Un altro contesto tipico è il gaslighting sul lavoro, nel quale la manipolazione mentale viene generalmente esercitata dal manager sul suo sottoposto, alternando rimproveri, delusione e commenti sarcastici a pacche sulle spalle, sorrisi e piccoli complimenti. Il dipendente arriva a organizzare la sua vita e a condizionare il proprio umore sulla base di questi esili riconoscimenti, perdendo di autonomia e iniziativa.

Altro contesto è quello familiare, in cui il genitore vuole mantenere il figlio nel ruolo di bambino completamente dipendente (spesso il genitore può agire in questo modo senza esserne pienamente consapevole, promuovendo semplicemente una modalità "educativa" a cui egli stesso è stato sottoposto nella prima infanzia). Il manipolatore agisce in questo caso con rimproveri, pochi riconoscimenti dispensati ad arte, espressioni di delusione e azioni destabilizzanti.

Si tratta di gaslighting molto precoce e con conseguenze estremamente difficili da superare. 

Tecniche per uscire dal gaslighting

Come uscire dal gaslighting? I percorsi ci sono, ma differiscono da situazione a situazione. 

Se si sono avvertiti i campanelli di allarme, è importante partire immediatamente con la raccolta delle prove tra ciò che è stato detto e l'evidenza delle cose. Registrazioni, fotografie, email sono gli strumenti migliori per cercare di capire com'è la situazione oggettiva.

Importantissimo è confidarsi con persone fidate, che possano fornire la loro visione da esterni sia sui comportamenti del carnefice che della vittima.

Altro strumento è l'allontanamento fisico: la lontananza allenta moltissimo la presa del manipolatore. In questi casi di conclamata manipolazione è bene non esitare, non annunciare, non dare dettagli. Valigia e trasferimento.

Purtroppo anche l’allontanamento non sempre è sufficiente perché il gaslighting lascia cicatrici profonde sulla fiducia in sé e negli altri. La cosa più importante è intraprendere un cammino di supporto psicologico con un professionista per riparare il danno subito e ricostruire le proprie difese. 

Questo è un passo fondamentale per non continuare a sentirsi deboli e in balia del giudizio altrui per tutta la vita. I terapeuti oggi sono molto preparati sul tema, rivelando che esso è molto più diffuso di quanto si pensi, subdolo al punto che molte persone non si rendono conto di esserne vittime.

Se ne senti la necessità richiedi subito una consulenza e parla apertamente del tuo problema, nessuno sarà pronto a giudicare ma solo a trovare una soluzione concreta e attuabile in maniera progressiva.

Join the Discussion

Your email address will not be published.