Il disturbo da stress post-traumatico, detto brevemente PTSD, è uno stato ansioso più o meno grave che segue un evento traumatico che colpisce improvvisamente l’individuo.

Alcune volte questo evento può essere una catastrofe generale, come una guerra o un cataclisma climatico, altre volte si tratta di un trauma del tutto personale, come un lutto, una violenza o un’aggressione fisica o sessuale.

Qualsiasi sia la fonte, colui che prova lo shock post traumatico si sente impotente di fronte all’accadimento, percepisce un gravissimo rischio per la sopravvivenza propria o altrui, ed espande il suo malessere a vari ambiti della quotidianità, vivendo con timore e angoscia che possa nuovamente capitare qualcosa di inaspettato e negativo.

Lo stato di allarme si unisce a quello di incredulità, ma quando la sensazione si protrae troppo a lungo nel tempo è il caso di intervenire per evitare che il disturbo da stress post traumatico condizioni in maniera irreversibile l’esistenza della persona colpita.

I sintomi del disturbo da stress post-traumatico 

Le persone affette da stress post traumatico riferiscono spesso di visualizzare, in maniera quasi tangibile, dei flashback che li riportano al momento dell’evento nefasto, facendogli provare la medesima sensazione di angoscia e impotenza.

Ancora, sono frequenti gli incubi e i disturbi del sonno, che rendono impossibile o difficoltoso il riposo, aumentando il livello di malessere.

Il disagio provato nel proprio intimo genera inoltre un progressivo isolamento in ambito sociale. Colui che prova un disturbo da stress post traumatico tende infatti a isolarsi e non chiedere aiuto alle persone care, con lo scopo di elaborare il trauma e renderlo meno ansiogeno.

Tra i sintomi del PTDS inseriamo anche i comportamenti evitanti, che finiscono per allontanare anche chi è realmente intenzionato ad aiutare, oltre che un notevole distacco emotivo, come se l’individuo fosse in una dimensione lontana e non riuscisse realmente ad immergersi nella realtà che lo circonda, vivendo in una sorta di limbo legato al passato.

La sensazione che si avverte forte quando si soffre di un trauma da stress è il costante senso di allarme, anche se gli eventi esterni sono trascurabili e inseriti nella routine quotidiana.

Subentrano infine delle idee distorte legate alla colpa, come se l’evento luttuoso o traumatico fosse stato in qualche modo causato dal comportamento sbagliato della persona stessa, entrando in un vortice di ansia e mortificazione.

Le cause del disturbo da stress post traumatico

Il disturbo da stress post traumatico è causato, in primo luogo, dall’esperienza diretta legata a un evento in cui la.persona percepisce una minaccia per la propria o altrui incolumità.

Ad esempio, tendono a svilupparlo con maggiore frequenza, coloro che sono stati vittime di un terremoto, di una violenza sessuale o di un conflitto armato, alimentando nella loro mente queste immagini di distruzione e paura.

Sono dunque anche molti i casi che sviluppano PTSD per aver assistito a un trauma legato ad altre persone, magari loro care o comunque affini, come ad esempio chi assiste da vicino amici o parenti gravemente malati, vedendoli consumarsi a causa della loro patologia.

Lo stesso sentito dire, legato a una situazione traumatica, come il racconto di un cataclisma, può provocare nelle persone già con tendenza ansiosa una forte immedesimazione, alimentando il proprio circolo di angoscia.

Se nell’immaginario comune soccorritori e personale medico di pronto soccorso sono figure inscalfibili, anche tra loro è in realtà presente una percentuale considerevole di individui che soffre di stress post traumatico, poiché la costante esposizione a traumi e sciagure porta a sentire proprio il disagio degli altri.

Le varie tipologie di traumi: big t e small t

Abbiamo quindi visto qual è una possibile classificazione del trauma, considerando le esperienze direttamente vissute, quelle mediate dal racconto altrui e infine le vicarie, legate a una sovraesposizione alle catastrofi di vario genere. Possiamo poi suddividere il trauma anche in big t e small t.

Tra i primi inseriamo quegli accadimenti che hanno la capacità di sconvolgere la coscienza collettiva e spesso comportano un grande clamore mediatico.

Parliamo ad esempio di un attacco terroristico, che genera insicurezza nelle fondamenta stesse della società, oppure di un grande cataclisma, incontrollabile e capace di spazzare via la civiltà in pochi secondi, facendo sentire l’uomo in balia nonostante le sue conquiste tecnologiche.

Le small t, invece, sono accadimenti più legati all’individuo, come ad esempio un’aggressione oppure anche un divorzio, difficoltà finanziarie, la scoperta dell’infedeltà del partner oppure l’obbligo di trasferirsi e cambiare la propria routine.

Per alcune persone questi eventi minano lentamente la serenità e possono portare a uno stress post traumatico anche grave, unito a depressione e pensieri suicidi.

Le complicanze del disturbo da stress post-traumatico 

Il disturbo da stress post-traumatico può presentarsi in qualsiasi persona esposta ad eventi traumatici, ma trova certamente un terreno fertile in coloro che soffrono di altri disagi legati all’ansia e alla sua gestione.

Pertanto, tende ad accentuare dei tratti già presenti, portando l’ossessione all’esasperazione e aumentando di molto il senso di precarietà e di allarme.

Le complicanze del disturbo da stress post traumatico riguardano ogni ambito della vita, partendo dalla dimensione sociale che viene drasticamente ridotta per finire a quella intima e relazionale, con rapporti personali compromessi dalla difficoltà della persona stessa di comunicare e di chiedere aiuto agli altri in modo sano.

A risentirne è poi il lavoro, poiché la capacità di concentrazione è pregiudicata nettamente e i pensieri negativi si affollano nella mente come flashback, impedendo di pensare ad altro in modo produttivo e positivo.

Se non curata nella maniera adeguata, la sindrome da stress post-traumatico può quindi distruggere la vita dell’interessato, condannandolo all’isolamento e alla frustrazione.

Come avviene la diagnosi del disturbo  da stress post-traumatico 

Per diagnosticare questo disturbo un esperto terapeuta saprà valutare sia i sintomi di intrusione sia quelli di evasione, legati appunto a pensieri che si ripetono oppure alla volontà di allontanare dalla mente un trauma, senza affrontarlo o elaborarlo nella maniera corretta.

Lo psicoterapeuta saprà quindi elaborare un percorso legato alla cura di se stessi e al dialogo frequente, in modo da esorcizzare tutta la dimensione intima e spaventosa che si genera dentro una persona perseguitata da flashback e immagini dolorose ricorrenti.

Solitamente per la diagnosi vera e propria ci si basa su 5 criteri: il tipo di esposizione al trauma, i sintomi dell’intrusione, il grado di evasione dalla realtà, i cambi di umore in senso negativo o euforico e l’alterazione dell’arousal, come i disturbi del sonno, della rabbia o i comportamenti autolesionistici che possono mettere in pericolo la persona stessa.

Come curare il disturbo  da stress post traumatico: l’ approccio dell’ EMDR

L’approccio clinico dell’ EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è detto evidence-based, cioè fondato sull’uso cosciente, esplicito e giudizioso delle migliori evidenze (cioè prove di efficacia) cliniche e scientifiche al momento disponibili, al fine di prendere le decisioni per la terapia dei pazienti. 

Questo approccio terapeutico è finalizzato alla desensibilizzazione e al riprocessamento dei vissuti traumatici, al fine di permettere al paziente di elaborarli, lasciarli nel passato, ricordarli ma non riviverli più costantemente nel presente. 

L’EMDR si basa sulla stimolazione bilaterale del paziente mediante movimenti oculari guidati dal terapeuta (oppure anche attraverso il tapping) e l’esplorazione dei ricordi traumatici sapientemente guidata dal terapeuta. La stimolazione bilaterale può infatti facilitare il processo di elaborazione delle esperienze traumatiche, riducendo il loro impatto emotivo negativo.

Numerosi studi sostengono l’efficacia dell’EMDR, con percentuali di successo che variano tra il 70% e il 90% in diversi contesti clinici. Questi risultati positivi suggeriscono che l’EMDR può essere un approccio valido per ridurre i sintomi legati al disturbo da stress post-traumatico e migliorare il benessere psicologico complessivo dei pazienti. La sua approvazione da parte dell’OMS e di altre istituzioni di rilievo sottolinea ulteriormente la sua validità come opzione terapeutica nella gestione dei traumi psicologici.

Se ne senti la necessità richiedi subito una consulenza e parla apertamente del tuo problema, nessuno sarà pronto a giudicare ma solo a trovare una soluzione concreta e attuabile in maniera progressiva.

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