Cosa sono le crisi di panico e quando possono manifestarsi

L’attacco di panico rappresenta una condizione psicologica molto intensa che ha delle forti ripercussioni sulla vita e sulla quotidianità del soggetto che ne soffre. Per dare un’iniziale descrizione di questa condizione, è possibile affermare che gli attacchi di panico sono eventi caratterizzati da episodi psicosomatici di tachicardia, fiato corto e ansia intensa spesso associato a fenomeni più pesanti come la paura di morire o di impazzire. 

Un attacco di panico non si presenta con cadenza regolare ma, al contrario, può fare la sua comparsa in qualsiasi momento della giornata o della notte ed è spesso associato a periodi di forte stress accumulato nel tempo. Scendendo nel dettaglio si può operare una prima distinzione tra attacchi di panico sporadici ed eventi ripetuti nel tempo con cadenza regolare. In quest’ultimo caso si parla di disturbo di panico che è associato al più generale gruppo dei disturbi d’ansia. Spesso gli attacchi di panico si manifestano apparentemente dal nulla. Come è facile intuire, tuttavia, il corpo e l’organismo non manifestano simili eventi in situazioni di normalità ma, al contrario, accadono quando il sistema nervoso e i vari recettori del cervello toccano livelli di stress ai quali non sono abituati e sopportano tale carico per un periodo prolungato.

I sintomi degli attacchi di panico e come riconoscerli

Per inquadrare meglio gli attacchi di panico è bene partire dai sintomi che caratterizzano queste situazioni per poter essere preparati a riconoscerli e quindi agire di conseguenza. La condizione psicologica e fisica che porta ad un simile avvenimento riguarda una sintomatologia abbastanza chiara. Gli aspetti psichici e fisici sono infatti i primi campanelli d’allarme per riconoscere nel giro di quale minuto un attacco di panico.

In primo luogo c’è una generale paura di perdere il controllo. Il soggetto comincia a provare un senso di terrore, spesso ingiustificato, che parte da dinamiche apparentemente innocue che vengono ingrandite fino ad avere paura di perdere il controllo sulla propria vita o sul proprio lavoro. Ad una simile condizione, segue immediatamente un aumento della sudorazione che si manifesta in modo vistoso e piuttosto generalizzato su tutto il corpo. In seguito aumentano le palpitazioni e il soggetto avverte l’aumento del battito cardiaco che, in un circolo vizioso, influisce negativamente sulle sporadiche risorse disponibili per cercare di calmarsi. Seguono poi sintomi come tremori, dolore al petto e sensazione di soffocamento. Quest’ultima caratterizza maggiormente gli attacchi di panico in quanto si manifesta quasi nella totalità dei casi. A questi, che sono i sintomi maggiormente conosciuti, si associano spesso un senso di sbandamento o vertigini, brividi e formicolii sparsi o senso di nausea. 

Riconoscere un attacco di panico non significa verificare pedissequamente la presenza di tutti i sintomi appena elencati. Ogni soggetto manifesta un attacco differente, ecco perché la distribuzione e la frequenza dei sintomi è variabile. Va sottolineato però che l’attacco di panico è relativamente evidente in quanto ci si accorge che il soggetto sta perdendo gradualmente il controllo della propria persona e delle percezioni esterne.

Come gestire gli attacchi di panico nel momento in cui si manifestano

Nella gestione di un attacco di panico va precisato che quest’ultimo non presenta particolari implicazioni negative per la salute fisica del soggetto. Proprio per questo non esistono rimedi immediati ma solo accorgimenti utili come cercare di controllare il respiro, restare per quanto possibile ancorati alla realtà, fermarsi nel caso si stia guidando o lavorando e cercare di aspettare che passi. La gestione degli attacchi di panico dev’essere poi approfondita tramite un consulto medico e, in seguito, con l’aiuto di uno psicoterapeuta.

Le possibili cause dei disturbi da panico

L’aspetto relativo alle cause, quando si tratta di attacchi di panico, è molto delicato e va affrontato con cura. Gli elementi scatenanti in questo caso, possono essere diversi e variare da soggetto a soggetto. Partendo invece da un minimo denominatore comune per la patologia, si può affermare che gli episodi si manifestano in un ambiente particolarmente stressante per l’individuo. Lo stress è quindi il primo elemento da cui partire per la diagnosi di un attacco di panico. Il disturbo può essere generato da un singolo evento acuto che ha scosso la quotidianità del soggetto o da tanti eventi generali che hanno attaccato le certezze psico-sociali della persona. 

In simili condizioni si annoverano tra le possibili cause eventi come lutti in famiglia o tra gli amici più cari, la comparsa di malattie gravi, l’avvento di cambiamenti importanti come un cambio di lavoro, un matrimonio o un divorzio. A questi macro-eventi si potrebbero associare anche eventi come rapporti conflittuali sul posto di lavoro, spostamenti da una mansione ad un’altra, traumi fisici o problematiche di tipo finanziario. Dopo il primo episodio, il soggetto comincia a mantenere nella propria memoria l’accaduto diventano sempre più preoccupato e cominciando a vivere in uno stato di apprensione costante. Si comincia a pensare, infatti, che al primo attacco, arrivato inaspettatamente, ne seguiranno altri con le stesse dinamiche. Si sviluppa quindi la cosiddetta ansia anticipatoria o “paura della paura” che aumenta il livello di stress agendo da catalizzatore per probabili futuri attacchi.

I rimedi agli attacchi di panico

Gli attacchi di panico rappresentano un disturbo curabile sul quale è possibile intervenire intraprendendo diverse strade. Il disturbo prevede, infatti, diverse modalità terapeutiche con le quali poter in un primo momento trattare il problema e in seguito, con l’impegno del soggetto e le misure di intervento adeguate, poter guarire. Il rimedio principale per poter cominciare un trattamento che possa essere di ausilio per il soggetto è l’accettazione del problema. È essenziale quindi avere coscienza dell’evento e ammettere che si soffre di questa patologia. Alla consapevolezza segue il desiderio di farsi aiutare, è il secondo step. 

Il desiderio di chiedere aiuto è indispensabile in quanto gli attacchi di panico non possono essere curati da soli. Si rende necessario l’intervento di un professionista che sappia come muoversi e quali passi compiere per cercare di uscire da una simile situazione. La strategia di intervento che uno psicoterapeuta può offrire, infatti, è una delle migliori scelte che chi soffre di un simile disturbo possa compiere. Chiedere aiuto scongiura l’aspetto evolutivo più grave per gli attacchi di panico ovvero il cronicizzarsi del malessere. Se la condizione, incentivata da alcuni episodi, comincia a fomentare la sensazione di costante paura e apprensione, si entra in un circolo vizioso dove il disturbo si autoalimenta divenendo ogni giorno più forte. Dopo aver accettato una condizione di forte stress che necessita aiuto, lo specialista comincerà ad indicare i passi da compiere di volta in volta. La psicoterapia è quindi la strada giusta per guarire dagli attacchi di panico.

La terapia cognitivo comportamentale per la cura degli attacchi di panico

Il disturbo di panico è trattabile con un’azione mirata sia da un punto di vista psicologico che farmacologico. Nel primo caso, la terapia cognitivo comportamentale è uno degli strumenti di maggior successo per trattare efficacemente un caso come quello del disturbo di panico. Questa terapia utilizza, infatti, esercizi di rilassamento uniti ad allenamenti sulla gestione e controllo del respiro che agiscono a livello cognitivo in modo da ristabilire dei livelli di benessere e tranquillità che possono frenare la ricomparsa di attacchi di panico. Tutto ciò viene affiancato da terapie sul controllo dei pensieri e delle idee disfunzionali per cercare di riportare il soggetto nel pieno controllo di sé e della propria mente. Si esplorano inoltre nuove modalità di gestione delle sensazioni corporee ed emotive legate allo spettro dell’ansia, imparando a sviluppare un rapporto più profondo e consapevole con se stessi al fine di ricostruire un maggiore senso di sicurezza.

La psicoeducazione, infatti, è il fulcro sul quale si basa la terapia cognitivo comportamentale. Il concetto fa riferimento ad un processo per cui si forniscono informazioni cliniche inerenti agli attacchi di panico come la loro pericolosità e i meccanismi che autoalimentano il problema. Tali informazioni vengono poi affiancate da strategie per il controllo del disturbo riguardanti la respirazione e le principali paure. L’obiettivo è spesso quello di sfatare molti falsi miti in merito agli attacchi di panico che spesso caratterizzano la stessa percezione da parte del soggetto della sua condizione. 

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